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Paragrafo   6  .  Dalla  strage di piazza  Fontana  allo  scioglimento

anticipato delle camere.

     
L'"autunno caldo" acceler il dibattito parlamentare sullo statuto dei
lavoratori,  che  venne  definitivamente approvato  dalla  camera  nel
maggio  del 1970. Questa legge, contenente norme a tutela dei  diritti
costituzionali   dei   lavoratori,  della  libert   e   dell'attivit
sindacali, aumentava ulteriormente il potere dei sindacati, che gi si
erano  rafforzati  grazie al successo ottenuto  nei  mesi  precedenti.
CGIL, CISL e UIL, che nel luglio del 1972 costituirono una federazione
unitaria, eserciteranno un crescente peso non solo sul piano sindacale
ma anche su quello politico.
     In  concomitanza con le agitazioni operaie e con la crescita  del
movimento  sindacale,  forze occulte, interessate  a  condizionare  in
senso  reazionario la vita politica italiana, misero in atto una nuova
strategia volta a suscitare, attraverso azioni terroristiche di  vario
tipo,  allarme nell'opinione pubblica e nei partiti politici, cos  da
creare un terreno favorevole ad una soluzione politica autoritaria. La
prima  tragica  tappa  di questa che venne definita  "strategia  della
tensione"  fu  l'esplosione  di  una  bomba  nella  sede  della  Banca
nazionale  dell'agricoltura a Milano il 12 dicembre 1969, che  provoc
17  morti  e  un centinaio di feriti. Le indagini, dopo  aver  seguito
senza successo la cosiddetta "pista anarchica", saranno ostacolate  da
una  serie  di  intralci, che impediranno il pieno accertamento  della
verit.  Emerger  comunque la responsabilit  degli  "organi  deviati
dello  stato",  capaci  di  operare, grazie a  complicit  non  ancora
chiaramente   individuate,  al  di  sopra  e  contro  le   istituzioni
democratiche.
     
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     Nel  corso del 1970 altri eventi determinarono una grave tensione
politica ed ebbero come protagonisti soggetti interessati a mettere in
crisi  le  istituzioni democratiche. Agli inizi di  luglio,  a  Reggio
Calabria,  si  svolsero massicce manifestazioni  di  protesta  per  la
mancata  designazione a sede del consiglio regionale, che si  riteneva
avrebbe portato posti di lavoro e fatto uscire la citt dallo stato di
miseria.  A  partire  dal  14 luglio, giorno  della  convocazione  del
consiglio  regionale  a  Catanzaro, la protesta  si  fece  sempre  pi
violenta, infiammata da esponenti dell'estrema destra, che miravano  a
darle  il significato di rivolta contro lo stato. La situazione  torn
alla  normalit dopo quasi tre mesi, nel corso dei quali  gli  scontri
tra  manifestanti e forze dell'ordine provocarono tre morti e numerosi
feriti.
     La  notte  tra  il  7  e l'8 dicembre 1970 ci  fu  un  misterioso
tentativo  di  colpo  di stato ad opera di un gruppo  di  neofascisti,
guidati  dal  principe  Junio Valerio Borghese, gi  comandante  della
decima  flottiglia MAS durante la repubblica di Sal e  fondatore  del
gruppo  di estrema destra denominato "fronte nazionale". Occupata  per
alcune  ore  la  sede del ministero degli interni, il tentativo  venne
interrotto dagli stessi protagonisti.
     Nel   frattempo   l'azione  del  governo  era  ostacolata   dalla
conflittualit  tra  i  partiti della maggioranza.  Il  terzo  governo
Rumor,  formatosi nel marzo del 1970 si dimise nel luglio dello stesso
anno,  lasciando  il posto ad un quadripartito DC,  PSI,  PSDI  e  PRI
guidato da Emilio Colombo, che dovette affrontare la rivolta di Reggio
Calabria  e il peggioramento della situazione economica, collegata  ad
una   recessione   internazionale.  L'elezione  a   presidente   della
repubblica  del democristiano Giovanni Leone, avvenuta il 24  dicembre
1971,  con  i  voti  determinanti del MSI,  mentre  le  sinistre,  PSI
compreso,   votarono  Pietro  Nenni,  rese  pi  acuti   i   contrasti
all'interno  della  coalizione governativa. Tra i  motivi  di  attrito
emerse  infine la questione del divorzio; questo era stato  introdotto
con   una   legge  approvata  nel  dicembre  del  1970,  ma   numerose
organizzazioni  cattoliche  avevano  rapidamente  raccolto  le   firme
necessarie  per  un referendum abrogativo, che avrebbe dovuto  tenersi
nella  primavera del 1972. L'impossibilit di raggiungere  un  accordo
per  cambiare la legge, in modo da impedire il referendum, port  alla
caduta  del  governo  nel gennaio del 1972. Il 28  febbraio,  dopo  un
tentativo  fallito di Giulio Andreotti, il presidente della repubblica
Giovanni  Leone  sciolse  anticipatamente le camere  e  convoc  nuove
elezioni.
